Rapporto clusit 2026: sfatato il falso mito dell’“essere troppo piccoli per essere attaccati”

report clusit 2026

C’è ancora una convinzione diffusa tra molte PMI: essere troppo piccole per attirare l’attenzione dei cyber criminali.
I dati più recenti dimostrano esattamente il contrario.

Il nuovo Rapporto Clusit 2026 fotografa uno scenario in cui il rischio informatico non solo cresce, ma accelera con una velocità senza precedenti. Nel 2025 gli incidenti cyber globali sono aumentati del 48,7% in un solo anno, raggiungendo il livello più alto mai registrato. Ancora più preoccupante è la qualità degli attacchi: la gravità media continua a salire e oltre l’84% degli incidenti ha un impatto elevato o critico.

Non si tratta più di eventi isolati o marginali. Le minacce cyber hanno ormai assunto una dimensione strutturale, con impatti economici, operativi e reputazionali sempre più pesanti per le organizzazioni di qualsiasi dimensione.

E proprio qui sta il punto: la dimensione non protegge più.

Le PMI sono diventate il bersaglio ideale

Il cybercrime oggi è un’industria organizzata, responsabile di quasi il 90% degli attacchi . E come ogni industria, punta all’efficienza: colpire tanti obiettivi, con tecniche standardizzate e automatizzate. È il motivo per cui crescono in modo significativo gli attacchi “a bersaglio multiplo”, campagne massive che colpiscono indiscriminatamente aziende di ogni tipo. Non serve più essere un grande gruppo per finire nel mirino dei criminali informatici: basta essere vulnerabili.

Le PMI, sono purtroppo spesso caratterizzate da:

  • infrastrutture IT meno strutturate
  • aggiornamenti non costanti
  • sistemi obsoleti ancora in uso
  • minore formazione e cultura della sicurezza

Le PMI rappresentano oggi uno degli anelli più deboli dell’intero ecosistema digitale italiano.

E i dati lo confermano indirettamente: lo sfruttamento delle vulnerabilità è cresciuto del 65%, mentre phishing e social engineering – sempre più potenziati dall’intelligenza artificiale – sono aumentati del 75%. Sono tecniche, queste, che funzionano proprio dove la protezione è meno strutturata.

Non è solo un problema tecnologico: è un rischio di continuità operativa

Il Rapporto Clusit introduce un elemento ancora più allarmante: la comparsa di una nuova categoria di incidenti ossia “Extreme”, eventi con impatti devastanti che fino a pochi anni fa erano considerati rari, ma oggi non lo sono più.

Un attacco informatico può significare:

  • blocco totale delle attività
  • perdita o cifratura dei dati
  • interruzione dei servizi ai clienti
  • danni reputazionali difficilmente recuperabili

Per una grande azienda è un problema serio. Per una PMI può diventare un evento di portata irreversibile.

NIS2 e supply chain: anche chi non è obbligato dovrà adeguarsi

C’è poi un altro aspetto che molte PMI stanno sottovalutando: la direttiva NIS2. Anche se non rientrano direttamente tra i soggetti obbligati, sempre più aziende medio piccole si troveranno coinvolte indirettamente, perché fanno parte della supply chain di organizzazioni che devono essere conformi.

Il Rapporto Clusit evidenzia chiaramente come la supply chain ICT rappresenti oggi uno dei principali vettori di rischio: un componente vulnerabile “a monte” può compromettere l’intera catena di fornitura. Questo si traduce in una conseguenza molto concreta: le grandi aziende inizieranno a selezionare i fornitori anche in base al loro livello di sicurezza informatica.

Non adeguarsi significa esporsi a un doppio rischio:

  • subire attacchi
  • essere esclusi dal mercato

Il vero problema: la sottovalutazione del rischio

Forse il dato più critico che emerge dal report non riguarda solo la crescita degli attacchi, ma il divario tra rischio reale e consapevolezza. Secondo Clusit, all’aumento esponenziale delle minacce non corrisponde ancora un adeguato incremento delle contromisure. In altre parole: le aziende continuano a proteggersi come se il rischio fosse quello di ieri, mentre gli attaccanti operano già con le logiche di domani.

Sicurezza informatica: da costo a requisito per stare sul mercato

Oggi la cybersecurity non è più un tema tecnico né un investimento rimandabile. È una condizione necessaria per garantire:

  • continuità operativa
  • affidabilità verso clienti e partner
  • conformità normativa
  • competitività sul mercato

Per le PMI questo significa cambiare approccio: passare da una logica reattiva a una strategia strutturata, che includa prevenzione, monitoraggio e capacità di risposta agli incidenti.

Perché il vero rischio, oggi, non è essere attaccati, ma non essere pronti quando accadrà.

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